Un Abrigo per minori da rafforzare

Un Abrigo per minori da rafforzare

Al fine di cogliere la cultura organizzativa del Lar Sagrada Família di Apucarana, stato del Paranà, in cui lo scorso anno (2012) ho svolto il Serzio Civile Internazionale, e di restituire una visione “a più voci”, sono state condotte una seria di interviste e somministrati vari questionari ai membri dell’equipe tecnica e ai  funzionari dell’istituzione. La problematica emergente dal sondaggio svolto, condivisa dai vari soggetti, ha a che vedere con il concetto di impasse (“blocco”) del sistema-abrigo, che ne impedisce l’evoluzione.

Alcune difficoltà sembrano essere presenti da tempo. La volontaria in Servizio Civile nell’anno 2011 presso lo stesso “abrigo” di Apucarana spiega, infatti, che in questo contesto istituzionale un ambino risulta accolto nell’aspetto fisico, ma non in quello psicologicoemozionale.

L’esperienza da me vissuta conferma la necessità di rafforzare il ruolo educativo, più ancora di quello assistenziale, così da superrare una che altrimenti si può auto-generarsi per “sopravvivenza” a carenze, stress, blocchi organizzativi. I significanti dell’“abrigo” sono gli istituzionali, gli adulti che vi lavorano, siano essi assistenti sociali, psicologi, educatori, personale ausiliario.. i significati è ciò che essi trasmettono  attraverso parole, comportamenti, atteggiamenti. tali significati non devono mai essere contradditori,

incoerenti, confusi, fatto che si può raggiungere attraverso una comunicazione chiara ed efficace in equipe, insieme a sufficienti risorse materiali, finanziarie, umane, e un’adeguata formazione professionale.

Secondo una proposta di Marinho, avvocato e presidente del Projeto Romã a Curitiba, occorre la formazione di una equipe tecnica specializzata con una equipe secondaria di appoggio che ottimizzi l’analisi del contesto organizzativo.La proposta qui presentata va in questa direzione: attraverso il coinvolgimento di un “promotore esterno” che osservi “dal di fuori” si possono condurre valutazioni periodiche “neutre”, in modo da superare i nodi e i blocchi del sistema-abrigo. Tale figura potrebbe inoltre funzionare come counselor (“consulente”) per chi vi lavora. La presenza di uno sguardo esterno sembra necessario anche in equipe in cui è presente uno psicologo, data la necessità di evitare il “burn out” collettivo dell’intera istituzione.

Il “burn out”, o sindrome da “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress lavorativo accumulato (“burnout“ in inglese significa proprio “bruciarsi“) prevede una situazione di “esaurimento” delle energie fisiche e mentali di uno o più membri del sistema organizzativo, perdita di motivazione e interesse nel lavoro, apatia, ridotta empatia e aggressività verso gli utenti (in questo caso i minori), deterioramento della qualità generale di vita, situazione che si può cronicizzare con il tempo divenendo parte della stessa cultura organizza tiva. In sostanza, si può entrare in burn out senza accorgersene, e ci si può adattare ad esso senza saperlo. Lo stress lavorativo diventa condizione strutturale della vita dell’organizzazione, una “norma” resistente al cambiamento.

Un lavoro di accompagnamento alla presa di coscienza di questa condizione risulta quindi fondamentale per il benessere non solo del singolo, ma dell’intera istituzione, dei minori prima di tutto. Lo psicologo può avere un ruolo fondamentale in questo scenario. Come parte integrante dell’equipe tecnica, è di suo interesse e compito la possibilità di informare, chiarire, “coscientilizzare”, svelare stereotipi, individuare motivazioni e orientare, facendosi portavoce dei malesseri del sistema. Per far questo lo psicologo deve essere capace di attuare azioni multidisciplinari, scambiando informazioni con l’assistente sociale, i vari funzionari, il giudice, il Consiglio Tutelare, restituendo una visione ampia dei fatti.

La presenza di un orientatore/counselor esterno potrebbe funzionare come garante dell’intero processo, punto di incontro e di scambio tra “dentro” e “fuori” attraverso un dialogo costante con lo psicologo.

 

Quali competenze per l’Abrigo?

Per rafforzare l’efficienza del servizio, lo psicologo, supportato da un eventuale counselor esterno, deve quindi acquisire nuove capacità di lettura del contesto professionale. Questo compito può essere  effettuato con l’aiuto di alcuni strumenti, come la griglia di lettura del contesto organizzativo.

 

Ludovica Bordino,
Volontaria in Servizio Civile in Brasile